Forti Del Vento

Chi siamo
  

Forti del Vento: La forza e la leggerezza. La materia e lo spirito. Tutto si genera per via di contrasto. Così il nostro nome, ispirato dai meravigliosi castelli dell’Alto Monferrato Ovadese e dai venti che soffiano sulle nostre colline, ma soprattutto dalla saldezza delle nostre radici e dalla passione che ci guida nel nostro personalissimo ritorno al futuro. Crediamo nei metodi di coltivazione antichi, nel mantenimento della fertilità del suolo attraverso metodi naturali come il sovescio: preserviamo i boschi e le siepi e consideriamo gli insetti nostri alleati per il mantenimento della ricchezza derivante dalla biodiversità. Nei nostri vini c’è il nostro modo di essere e di pensare. A noi piace fare (e anche degustare) il vino. Il nostro obiettivo è ricondurre l’assaggiatore a tutto quello che c’è dietro il prodotto: il lavoro, il rispetto per il territorio, per le sue qualità tipiche e per il vitigno da cui proviene. Siamo nell’Alto Monferrato, in un’area a nord della Liguria che forma un immaginario triangolo con ai vertici i comuni di Ovada, Rocca Grimalda e Castelletto d’Orba, attraversata dall’A 26, che sale da Genova e divide in due il Piemonte fino alle Alpi. Sette ettari vitati su terreni collinari a circa 300 metri di altitudine con i filari sistemati a girapoggio, cioè seguendo le linee di livello perpendicolarmente alla pendenza della collina, sistema ideale per sfruttare al massimo l’esposizione. L’erba nei filari è nostra alleata, metodo naturale per combattere l’azione erosiva delle piogge, favorire l’equilibrio delle sostanze necessarie al terreno, aumentare gli insetti e la biodiversità. Abbiamo anche lavorato molto per restaurare e recuperare vecchie vigne di dolcetto, alcune di queste con i filari disposti su ciglioni, ovvero leggeri terrazzamenti su cui crescono le viti. Le altre uve coltivate sono barbera, chardonnay, albarossa, incrocio fra chatus (nebbiolo di Dronero, una varietà diversa dal nebbiolo, rilevata nel 2001 con l’impiego di marcatori microsatellitari dall’equipe della dottoressa Schneider) e barbera effettuato dal prof. Giovanni Dalmasso nel 1938, e il Nibiö, varietà storica di dolcetto dell’Alessandrino che ha rischiato di scomparire a causa della sua bassa produttività.